Il diritto internazionale ed europeo nell’era della nuova corsa allo spazio
Il XXX Convegno annuale della Società Italiana di Diritto Internazionale e di Diritto dell’Unione Europea (SIDI) si terrà presso la Luiss Guido Carli e l’Università degli studi di Roma Tor Vergata nei giorni 28 e 29 maggio 2026 e sarà dedicato al tema “Il diritto internazionale ed europeo nell’era della nuova corsa allo spazio”. Il convegno si articolerà nelle seguenti giornate:
- 27 maggio 2026, Welcome Day
- 28 maggio 2026 (mattina), Iniziative dei Gruppi di interesse tematici (GIT), sede del Foro Italico, Università di Tor Vergata
- 28-29 maggio 2026, XXX Convegno annuale della SIDI, sede di Viale Romania dell’Università LUISS “Guido Carli”
Call for Papers
Gli studiosi e le studiose interessati sono invitati a inviare un abstract in lingua italiana, di non più di 500 parole, corredato da un curriculum vitae aggiornato, all’indirizzo sidiroma2026@gmail.com, entro e non oltre il 31 gennaio 2026.
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Tema del convegno
La corsa all’esplorazione e allo sfruttamento dello spazio extra-atmosferico sta conoscendo un’accelerazione senza precedenti, alimentata da innovazioni tecnologiche, nuovi attori e interessi economici in continua espansione. Questo processo sta dando luogo a importanti iniziative normative, tra le quali possono citarsi la proposta dello EU Space Act del 25 giugno 2025 e, sul piano interno, la recente legge italiana n. 89 del 2025 recante “Disposizioni in materia di economia dello spazio”, che si inserisce nel solco di numerose altre leggi nazionali volte a disciplinare le attività spaziali (come quelle adottate, a titolo esemplificativo, da Giappone, Emirati Arabi Uniti, Lussemburgo e Stati Uniti). A livello globale, i tentativi di regolamentazione stanno assumendo soprattutto le forme del soft law, come, ad esempio, le Guidelines for the Long-Term Sustainability of Outer Space Activities e le Space Debris Mitigation Guidelines delle Nazioni Unite. Simili sviluppi, tuttavia, sono ben lontani dall’offrire un quadro giuridico coerente e sistematico, a causa tanto del loro carattere altamente frammentato quanto della mancanza di vincolatività di buona parte degli strumenti adottati. Per questi motivi, il compito di regolamentare la nuova corsa allo spazio ricade pressoché interamente sul quadro normativo preesistente, la cui ossatura è fornita dal diritto dello spazio venuto in essere a partire dalla seconda metà del XX secolo, con il Trattato sullo spazio extra-atmosferico del 1967 come suo punto di riferimento originario, la cui corrispondenza con il diritto internazionale generale è però, almeno in parte, controversa. In questo contesto, il diritto dello spazio si configura oggi come un vero e proprio laboratorio giuridico, nel quale concetti tradizionali del diritto internazionale pubblico e privato e del diritto dell’Unione europea vengono messi alla prova da circostanze radicalmente nuove.
Una prima sfida che il diritto dello spazio si trova ad affrontare risiede nella necessità di adattare istituti classici del diritto internazionale e del diritto dell’Unione europea alle peculiari circostanze della nuova corsa allo spazio. Infatti, se da un lato esso si pone in continuità con l’evoluzione di altri settori, come il diritto del mare, il diritto dello spazio funge anche da banco di prova per verificare l’universalità e la flessibilità di istituti e categorie tradizionali dell’ordinamento internazionale. Temi quali la responsabilità per i detriti spaziali, i danni transfrontalieri, la necessità di una valutazione di impatto ambientale, lo sfruttamento delle risorse dello spazio, la delimitazione della giurisdizione e la responsabilità degli Stati per attività nello spazio extra-atmosferico pongono interrogativi di grande rilevanza sistematica.
Non si tratta, tuttavia, solo di riadattare categorie preesistenti, ma anche di rispondere a nuove ed originali esigenze. Nell’attuale momento storico, infatti, l’accesso allo spazio non è più esclusiva prerogativa degli Stati, ma coinvolge sempre più attivamente anche soggetti privati, dalle startup alle grandi imprese. Il diritto è quindi chiamato a svolgere un ruolo essenziale nel disciplinare le attività nello spazio, proteggendo sia gli interessi collettivi dell’umanità sia quelli specifici degli operatori coinvolti. In tali casi i problemi di giurisdizione e di responsabilità si complicano, anche alla luce del regime normativo speciale operante nel quadro della responsabilità degli Stati per le azioni di privati nello spazio extra-atmosferico. Al contempo, con l’aumento delle attività umane nello spazio (si pensi, ad esempio, al turismo spaziale e allo sfruttamento delle risorse minerarie), emerge l’interrogativo di come il diritto dello spazio interagisca con altri settori del diritto internazionale che pure disciplinano tali attività – dal diritto dell’ambiente ai diritti umani, dal diritto del commercio internazionale fino al diritto umanitario –, in considerazione delle crescenti applicazioni militari e dual use delle tecnologie spaziali. Questioni ancora più specifiche emergono poi sia nel quadro del diritto dell’Unione europea, dove si ripropongono questioni di competenza e di coordinamento tra l’organizzazione e gli Stati membri, nonché di regolazione delle attività dei soggetti privati, sia nel diritto internazionale privato, con riguardo tanto alla determinazione della giurisdizione nazionale rilevante quanto della legge applicabile alle attività spaziali.
Infine, procedendo con interrogativi di sempre più ampia portata, si pone il problema della collocazione del diritto dello spazio nel moderno quadro dell’ordinamento internazionale. Un primo tratto distintivo del diritto dello spazio risiede nella peculiarità delle sue fonti. Accanto ai trattati internazionali, assumono crescente rilievo, da un lato, i principi generali di diritto internazionale, il diritto consuetudinario e il soft law, quest’ultimo espressione dell’approccio cooperativo e pragmatico che da sempre caratterizza la governance dello spazio. Dall’altro lato, il coinvolgimento di operatori privati in un settore ancora poco regolato determina la crescente rilevanza dei contratti di diritto privato da tali operatori conclusi. Ciò sollecita una riflessione sulla natura sistemica del diritto internazionale dello spazio e sulla nozione di self-contained regime. Al contempo, non si può trascurare la dimensione fortemente multilaterale che ha denotato, sin dalle origini, il diritto dello spazio. La caratterizzazione dello spazio quale patrimonio comune dell’umanità o lo status degli astronauti come “inviati dell’umanità” sono elementi che hanno fatto dello spazio un terreno di cooperazione anche tra Stati tradizionalmente antagonisti. Si pensi, ad esempio, alla storica stretta di mano tra astronauti americani e sovietici nel 1975 o alla collaborazione russo-occidentale che portò alla costruzione della Stazione Spaziale Internazionale – una cooperazione rimasta solida anche nei momenti di più intensa tensione geopolitica, come, da ultimo, nel contesto dell’invasione dell’Ucraina del 2022. Del resto, non mancano affatto, anche in questo settore normativo, istanze unilaterali di uso dello spazio extra-atmosferico e di sfruttamento delle relative risorse, in linea con l’attuale contesto geopolitico segnato da una profonda crisi del multilateralismo. Occorre quindi chiedersi quale futuro attenda il diritto dello spazio. Può questo settore continuare a fungere da modello di cooperazione internazionale, che appare invece in crisi in altri settori normativi del diritto internazionale?
Il diritto dello spazio si presenta dunque come crocevia di esperienze normative, banco di prova per la tenuta concettuale di nozioni preesistenti di diritto internazionale pubblico e privato e del diritto dell’Unione europea, nonché per la capacità dell’ordinamento internazionale ed europeo di reagire a nuove e imprevedibili sfide tecnologiche, economiche e geopolitiche.
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