Armonizzare stanca? Forse, ma conviene

Davide Diverio, Università degli Studi di Milano

Lo scorso 16 giugno, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha sancito l’illegittimità, per incompatibilità con la direttiva relativa ai servizi nel mercato interno, dell’obbligo imposto dalla normativa italiana agli organismi di attestazione di disporre della loro sede legale nel territorio nazionale. La sentenza è in apparenza di agevole lettura e forse perfino scontata nelle conclusioni cui giunge. In effetti, a ricordare, anche solo superficialmente, qualche precedente in tema di libertà economiche di circolazione e disposizioni interne che impongono l’obbligo di stabilirsi nel Paese della prestazione oltre che il dettato, del tutto chiaro, dell’art. 14 della direttiva 2006/123/CE, il dispositivo della decisione in commento non può senz’altro sorprendere. A una lettura ancora affrettata può poi stupire la circostanza che la Corte si sia pronunciata a grande sezione per rispondere in via pregiudiziale a un quesito dalla soluzione tutto sommato piuttosto evidente. A un esame solo un poco più attento, la pronuncia offre, invece, rilevanti spunti di interesse che, toccando anche questioni di rilievo generale nell’ambito dell’ordinamento dell’Unione, si spingono ben oltre la mera risposta al dubbio sollevato in via pregiudiziale dal Consiglio di Stato.  Continua a leggere

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Caso OMT: la Corte giudica legittimo l’operato della BCE

Susanna Cafaro, Università del Salento

È giunto a sentenza il caso Gauweiler (C-62/14), il primo rinvio pregiudiziale inoltrato dalla Corte costituzionale federale tedesca alla Corte di Giustizia dell’Unione europea.

Per quanto la decisione della Corte confermi le aspettative di molti osservatori (noi inclusi), è sempre molto interessante seguire il filo del ragionamento seguito della Corte così come lo è cogliere nella motivazione della sentenza tutti gli interessi e le argomentazioni in gioco. Il procedimento infatti ha visto molti importanti protagonisti oltre ai numerosi attori del giudizio principale: tre istituzioni europee (Parlamento, Commissione e – naturalmente – BCE) e ben undici Stati membri. Continua a leggere

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I migranti, la solidarietà e l’Europa senza qualità

Giuseppe Morgese, Università degli Studi di Bari Aldo Moro

Uno dei più bei romanzi (incompiuti) della prima metà del Novecento è l’“Uomo senza qualità” dello scrittore austriaco Robert Musil. Ambientato in un ipotetico Stato che ricorda l’impero austro-ungarico, negli anni precedenti la Prima guerra mondiale, il romanzo narra le vicende di Ulrich Anders, studioso trentaduenne di materie scientifiche, che si definisce “senza qualità” non perché non ne possieda alcuna (ché, anzi, ne è ben dotato), ma per il fatto di non essere capace di metterle in pratica. Nonostante i suoi 32 anni, ampiamente adulto anche per i nostri tempi, infatti, il protagonista non riesce a tradurre in azioni concrete il proprio bagaglio culturale, alienandosi dal senso comune delle cose e rapportandosi in maniera superficiale con la realtà circostante.

Con riferimento alla questione dei migranti bisognosi di protezione internazionale, riteniamo che l’Unione europea si stia comportando come un novello Anders. Come già sottolineato nell’intervento di Favilli in questo Blog, i contrasti tra gli Stati sono infatti alla base dell’immobilismo dell’UE in occasione dei numerosi, ormai ciclici, naufragi dei barconi nel Mar Mediterraneo. È vero che, soprattutto dopo la tragedia di Lampedusa del 18 aprile 2015, la Commissione europea ha adottato alcune misure di solidarietà tra Stati per la gestione degli oneri derivanti dalle operazioni di ricerca e soccorso in mare e dalla prima accoglienza: costi che, com’è noto, gravano soprattutto su alcuni Paesi alle frontiere meridionali dell’Unione (Italia, Malta, Grecia). Tuttavia altrettanto vero è, per un verso, che i Paesi dell’Europa centrale e settentrionale sopportano la percentuale maggiore dell’immigrazione irregolare composta, com’è noto, dai c.d. overstayers (coloro che entrano in maniera regolare e poi si trattengono oltre il periodo di scadenza del loro titolo di ingresso o soggiorno), oltre a essere interessati dalla maggior parte delle domande di protezione internazionale (v. Cherubini, in questo Blog); per altro verso, che ben poco viene proposto in tema di solidarietà nei confronti dei migranti. Continua a leggere

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La prudenza non è mai troppa? La Corte di giustizia e il divieto di donazione di sangue per gli omosessuali

Angelo Schillaci, Università di Roma «Sapienza»

Con la decisione in commento (29 aprile 2015, Léger c. Ministre des Affaires sociales, de la Santé et des Droits des femmes e Ètablissement français su sang, in causa C-528/13) la Corte di Giustizia dell’Unione europea, adita con rinvio pregiudiziale di interpretazione dal Tribunal Administratif di Strasburgo, si pronuncia sulla portata dell’all. III, punto 2.1, della Direttiva 2004/33/CE, che applica la Direttiva 2002/98/CE, relativa a taluni requisiti tecnici del sangue e degli emocomponenti, in relazione al rifiuto del Centro Ematologico Francese di accettare la donazione di sangue del sig. Geoffrey Léger, per avere questi avuto una relazione sessuale con un altro uomo.

Il punto 2.1 dell’All. III della Direttiva del 2004 enuncia, in particolare, i criteri sulla base dei quali stabilire un’esclusione permanente dalla possibilità di donare il sangue, inserendo tra le persone non ammesse coloro i quali, per i propri «comportamenti sessuali», possano essere esposti ad un «alto rischio» di contrarre gravi malattie infettive trasmissibili col sangue. Continua a leggere

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L’Agenda europea sulla migrazione: la macchina ora (forse?) funziona, ma ne occorre comunque un’altra

Francesco Cherubini, LUISS

In una celebre scena del film Palombella rossa, il protagonista Michele, interpretato da Nanni Moretti (che di quella pellicola era anche regista), ricorda ad una malcapitata intervistatrice, con una certa “intensità”, l’importanza delle parole. Chissà come avrebbe reagito, il Nostro, di fronte all’uso improprio del termine emergenza quando esso compare accanto ad immigrazione. Sfogliando un qualunque vocabolario, si apprende che l’emergenza è una «circostanza o eventualità imprevista»; ma questo termine ha anche un significato più infrequente, e cioè quello di «condizione di ciò che emerge».

Ebbene, ciò che appunto emerge dal mar Mediterraneo, quando non vi rimane sepolto, è il numero altissimo di corpi dei migranti provenienti soprattutto, ma non solo, dall’Africa subsahariana: il segno indiscutibile di un problema strutturale e sistemico nelle politiche di immigrazione ed asilo dell’UE e dei suoi Stati membri; il paradigma di una situazione tutt’altro che emergenziale (imprevista). Il 19 aprile scorso l’ennesimo drammatico naufragio nel Canale di Sicilia: circa 850 migranti, stando a quanto riportato dall’Ansa, inghiottiti dalle acque a circa 70 miglia dalle coste libiche (ma nello stesso periodo se ne sono consumati altri, di dimensioni “minori”: circa 400, sempre nel canale di Sicilia, e 200 di fronte all’isola di Rodi). Sulla spinta di questi eventi, la Commissione europea ha deciso fosse venuto il momento di muoversi. Già il 20 aprile il commissario Avramopoulos presentava ad una riunione dei ministri degli esteri e dell’interno, presieduta dall’Alto rappresentante Mogherini, un Piano d’azione in dieci punti (sul quale v. il post di Chiara Favilli). Il Piano, che riscuoteva il sostanziale appoggio anche del Consiglio europeo straordinario, riunitosi il 23 aprile, e del Parlamento europeo, veniva poi declinato in maniera più dettagliata in una Comunicazione della Commissione del 13 maggio, diretta al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle Regioni, con cui veniva resa nota l’attesa Agenda europea sulla migrazione. Continua a leggere

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La Corte di giustizia e le anti-suit injunctions a protezione dell’arbitrato (osservazioni sul caso Gazprom)

Elena D’Alessandro, Università di Torino

Con sentenza 13 maggio 2015 la Grande sezione della Corte di giustizia ha deciso il caso Gazprom, nell’ambito del quale era stata sollecitata a valutare la compatibilità, con il sistema del Regolamento n. 44/2001 concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, di un provvedimento inibitorio emesso da un collegio arbitrale e finalizzato a far sì che una delle parti tenute della convenzione di arbitrato (il Ministero dell’energia lituano), in ossequio alla medesima, riducesse l’oggetto della controversia proposta dinanzi ad un’autorità giurisdizionale di uno Stato membro. Continua a leggere

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Ancora in tema di protezione per le persone sfollate a seguito di disastro

Eugenio Zaniboni, Università degli Studi di Foggia

L’interessante scritto pubblicato giorni fa su questo Blog da Flavia Zorzi Giustiniani induce qualche brevissima notazione il cui intento, in una diversa prospettiva metodologica, è quello di fornire (e anche, in parte, di chiarire) i dati che scaturiscono da una — seppur limitata e sintetica, come si addice alla presente sede — disamina della prassi normativa interna in materia di accoglienza, su base temporanea, di soggetti in fuga da calamità e disastri naturali. A tal fine, si effettuerà un rapidissimo esame delle disposizioni di tre distinti ordinamenti, ciascuno dei quali si caratterizza per un diverso “approccio” al fenomeno. Si tratta di quello dell’Unione europea, in quanto organizzazione internazionale di carattere regionale ad uno stadio di coordinamento normativo in materia di gestione dei flussi migratori esterni notoriamente molto avanzato; di quello dell’Italia, considerata uno Stato di relativamente recente esposizione a migrazioni dall’esterno, a volte anche massicce; di quello, infine, degli Stati Uniti, tradizionalmente uno Stato oggetto di consistenti flussi migratori in ricezione. Come si vedrà, le tre prassi considerate si distinguono sul piano formale non solo per la varietà della disciplina, ma anche in relazione all’intensità delle tutele apprestate. Continua a leggere

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Il caso Contrada e il concorso esterno in associazione mafiosa davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo

Emanuele Nicosia, magistrato

La lunga vicenda giudiziaria di Bruno Contrada – già dirigente della Polizia di Stato, dal 1973 capo della Squadra mobile di Palermo e poi numero tre del SISDE, arrestato nel 1992 con l’accusa di aver trasmesso a esponenti di Cosa nostra informazioni riservate sulle attività investigative in corso e infine condannato nel 1996 dal Tribunale di Palermo a dieci anni di reclusione per concorso in associazione di tipo mafioso, con sentenza divenuta poi definitiva – ha conosciuto da poco un nuovo (inaspettato?) sviluppo, che ha di fatto “riaperto” il caso: con la sentenza (qui la traduzione in italiano) Contrada c. Italia n. 3 del 14 aprile 2015, la Corte europea dei diritti dell’uomo (d’ora in poi: “Corte EDU”) ha accolto all’unanimità il ricorso di Contrada contro la condanna inflittagli dai giudici italiani e condannato lo Stato italiano a risarcire allo stesso i danni morali subiti. Continua a leggere

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The Fog of Technology and International Law

Duncan B. Hollis, Temple University School of Law

War is the realm of uncertainty; three quarters of the factors on which action in war is based are wrapped in a fog of greater or lesser uncertainty.

Carl von Clausewitz, Vom Kriege (1832), Bk. 1, Ch. 3.

It is a cruel and bitter truth that in the fog of war generally and our fight against terrorists specifically, mistakes — sometimes deadly mistakes — can occur.  But one of the things that sets America apart from many other nations, one of the things that makes us exceptional is our willingness to confront squarely our imperfections and to learn from our mistakes. 

U.S. President Barack Obama, April 23, 2015

I arrived in Rome for a month-long visit at LUISS Guido Carli University to find a country wrestling with the tragic news of the death of one of its own – Giovanni Lo Porto. As President Obama himself announced, the United States inadvertently killed Lo Porto and Warren Weinstein, a USAID contractor, as part of a January drone strike targeting an al Qaeda compound in the Afghanistan-Pakistan border region. Both aid workers were Al Qaeda hostages; Lo Porto had been kidnapped in 2012, while Weinstein was abducted in 2011. Continua a leggere

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Quale protezione per le persone sfollate a seguito di un disastro?

Flavia Zorzi Giustiniani, Università Telematica Internazionale Uninettuno e coordinatore nazionale del progetto FIRB International Disaster Law Project

A distanza di due settimane dal terremoto che ha sconvolto il Nepal, ancora incerto é il numero delle vittime e dei feriti mentre la ricerca dei sopravvissuti prosegue senza sosta (sulle problematiche emerse nella risposta, latu sensu, al disastro si vedano i contributi di E. Sommario e L. Cosenza su questo blog). Una conseguenza di tutto rilievo della catastrofe sembra tuttavia restare in secondo piano nella copertura mediatica della vicenda. Si tratta del massiccio sfollamento di persone che é iniziato immediatamente dopo il terremoto e che non accenna ad arrestarsi. Continua a leggere

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