Della legittimità del programma OMT della BCE, per ora… ovvero: le conclusioni dell’avvocato generale Cruz Villalón nel caso Gauweiler et alii c. Deutscher Bundestag

Susanna Cafaro è professore associato di diritto dell’Unione europea presso l’Università del Salento

Il caso Gauweiler è il primo rinvio pregiudiziale inoltrato dalla Corte costituzionale tedesca alla Corte di Giustizia dell’Unione europea ed è – anche solo per questo – destinato a fare storia.

È anche l’ultimo atto di un conflitto ideologico tra l’approccio più flessibile della BCE alla stabilità monetaria e una visione più rigida, dominante in Germania, che dalla dottrina economica tracima nelle politica e ha determinato in passato ripetuti avvertimenti della Corte costituzionale tedesca, dimissioni eccellenti e difficili equilibrismi della Corte di Giustizia (v. caso Pringle).

Secondo l’interpretazione pubblicamente promossa dal Presidente Draghi, la BCE ha ampia discrezionalità nell’interpretare il mandato affidatole dal Trattato a garantire la stabilità dei prezzi e nel fare “whatever it takes” per garantirla. In gravi momenti di crisi, la sopravvivenza della moneta e la stabilità finanziaria dell’area monetaria vanno perseguite anche mediante ricorso a misure straordinarie e non convenzionali di politica monetaria, in quanto precondizioni alla stabilità dei prezzi. Continua a leggere

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Alcuni pensieri su «Charlie Hebdo», la libertà d’espressione e le leggi liberticide

Luca Pasquet è dottorando in diritto internazionale presso il Graduate Institute of International and Development Studies di Ginevra

Come cambia il vento. Qualche mese fa, paesi come il Regno Unito e l’Italia discutevano se criminalizzare l’istigazione all’omofobia e alla transfobia. Oggi, dopo l’attentato al settimanale umoristico Charlie Hebdo, la parola d’ordine, nei media e nel discorso politico, sembra essere: la libertà d’espressione è assoluta; bisogna tollerare di tutto nel nome della democrazia e della libertà. Infine, pochi giorni dopo il bagno collettivo di retorica sulla libertà d’espressione, il discusso comico francese Dieudonné è stato arrestato per aver postato su twitter la frase: “je suis Charlie Coulibaly”. Se è innegabile che nessuna espressione d’opinione, in nessuna forma, può giustificare un plurimo omicidio (ma non dovrebbe giustificarlo neanche il crimine più efferato) è al tempo stesso legittimo porsi alcune domande sui limiti della libertà d’espressione, anche con riguardo alla forma della caricatura umoristica: questa libertà è davvero assoluta, è bene che lo sia, e, infine, l’applicazione degli eventuali limiti è selettiva o uguale per tutti? I due livelli (la condanna di un omicidio arbitrario e i limiti della libertà d’espressione) sono distinti, e confonderli non aiuta a comprendere. Continua a leggere

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La Palestina aderisce alla Corte penale internazionale: e ora?  

Luigi Daniele è dottorando di ricerca in diritto internazionale penale presso le Università di Nottingham e Napoli “Federico II”

Con una mossa a lungo “minacciata”, ma di cui forse nessuno aveva previsto l’imminenza, il 31 dicembre il Presidente dell’Autorità Palestinese (Ap), Mahmoud Abbas, ha sottoscritto e trasmesso i documenti necessari per accedere al sistema della Corte penale internazionale (CPI). Lo stesso Ban Ki-moon ne ha confermato la ricezione. La Palestina, a partire da aprile, sarà quindi Stato parte dello Statuto di Roma. Questa clamorosa iniziativa riporta in primo piano alcune questioni dibattute su questo Blog (v. gli interventi di Gradoni, Pertile, e ancora di Gradoni, De Sena e Della Morte) a seguito dell’ultima, durissima offensiva israeliana nella Striscia di Gaza, e a commento di un appello di esperti e difensori dei diritti umani che, denunciata la commissione di gravi violazioni del diritto internazionale, auspicava, tra l’altro, un’iniziativa palestinese intesa al coinvolgimento della CPI. Nella speranza che il dibattito possa eventualmente riaprirsi alla luce di quanto accaduto nei giorni scorsi, proverò qui a offrire qualche spunto di riflessione a caldo, premettendo un breve riepilogo del tortuoso percorso che ha condotto l’Ap a compiere questo importante passo. Continua a leggere

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LuxLeaks: fine del “coordinamento fiscale” o (ri)avvio dell’armonizzazione?

Giuseppe Melis è professore ordinario di diritto tributario presso la LUISS Guido Carli di Roma

La recente rivelazione dei c.d. rulings fiscali “confidenziali” stipulati dal Lussemburgo con numerose società multinazionali, finalizzati a definire anticipatamente il regime fiscale loro applicabile con effetti vincolanti per l’amministrazione finanziaria, ha provocato grande indignazione nell’opinione pubblica e persino posto in dubbio l’opportunità che la Commissione continui ad essere presieduta da J.C. Juncker.

Sotto il profilo giuridico, la vicenda ha comportato, come noto, l’avvio di una indagine formale da parte della Commissione per appurare se questi rulings siano stati o meno “selettivi”, secondo lo schema proprio della disciplina sugli aiuti di Stato; indagine estesa anche al sistema dei rulings olandese ed irlandese. Continua a leggere

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“Gl’è tutto sbagliato, gl’è tutto da rifare!”: la Corte di giustizia frena l’adesione dell’UE alla CEDU

Simone Vezzani è ricercatore di diritto internazionale presso l’Università di Perugia

A poco meno di  un anno e mezzo dalla richiesta di parere della Commissione europea, il 18 dicembre 2014 la Corte di giustizia ha adottato il parere 2/13 pronunciandosi in ordine alla (in)compatibilità del Progetto di accordo per l’adesione dell’Unione alla CEDU rispetto al diritto primario dell’Unione. Da più parti si attendeva un giudizio che evidenziasse la non piena conformità del Progetto con i Trattati europei. Proprio nel forum SIDI, anche chi scrive aveva messo in luce taluni profili di criticità del Progetto. Ciononostante giungono largamente inaspettati sia il tenore complessivo del parere, sia le singole argomentazioni svolte. A pochi giorni dal Natale, la Corte di giustizia lascia sotto l’albero una pagina criticabile della propria giurisprudenza che rischia di appannare la credibilità dell’Unione come promotore dei diritti umani nell’ambito della comunità internazionale. Rinviando ad un momento successivo una trattazione maggiormente approfondita, il presente scritto si propone di proseguire il dibattito già aperto dal post della Prof.ssa Lucia Serena Rossi, fornendo alcuni spunti critici in merito al ragionamento della Corte e indicando quali sono i nuovi scenari che si aprono in tema di adesione dell’UE alla CEDU.

Nel merito, la Corte individua sei principali profili di incompatibilità del Progetto con il diritto primario dell’Unione. Continua a leggere

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Il Parere 2/13 della CGUE sull’adesione dell’UE alla CEDU: scontro fra Corti?

Lucia Serena Rossi è professore ordinario di diritto dell’Unione europea presso l’Università di Bologna

Il 18 dicembre 2014 la CGUE si è pronunciata sul parere sul Progetto riveduto di accordo, presentato a Strasburgo il 10 giugno 2013, relativo all’adesione dell’Unione alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Quelli che seguono sono alcuni commenti “a caldo”, che non hanno ovviamente la pretesa di esaurire tutti gli aspetti della questione, sicuramente complessa, dell’adesione dell’UE alla CEDU. Dati i limiti spazio-temporali della presente analisi, mi limito a citare solo gli aspetti del parere che suscitano il maggior numero di perplessità.

Occorre dire che, proprio alla luce della complessità del problema, sembrava probabile che la Corte pronunciasse un “ni”, dettando una serie precisa di modifiche da apportare al progetto di accordo e alle macchinose soluzioni da esso previste. La CGUE ha invece enunciato una sfilza di no, facendo sostanzialmente tabula rasa dell’accordo e del negoziato sin qui svolto. Continua a leggere

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Un giudizio mostruoso. Quarta istantanea della sentenza 238/2014 della Corte costituzionale italiana

La mostruosità può predicarsi anche di qualcosa che si ammira. In questo senso la sentenza n. 238 mi è parsa “mostruosa” e non ho esitato a scriverlo, due volte in questo Blog (qui e qui) e ancora nel Forum di Quaderni Costituzionali. Sin dall’inizio la decisione ha suscitato anche reazioni di segno opposto (v., in particolare, Fontanelli). Uscendo come mai prima allo scoperto su un tema delicato e controverso come quello del rapporto tra ordinamento italiano e «norme del diritto internazionale generalmente riconosciute», era prevedibile che la Corte costituzionale contrariasse qualcuno.

Com’era inevitabile che lo “schiaffo” al «principale organo giurisdizionale delle Nazioni Unite» turbasse e il nomofilattico e il diplomatico sensibile alla ragion di Stato Continua a leggere

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“Chi non lavora…”: Alcune considerazioni su cittadinanza europea, solidarietà e accesso ai benefici sociali a margine della sentenza Dano

Francesco Costamagna è ricercatore di diritto dell’Unione europea presso l’Università degli Studi di Torino

Dopo quello dell’idraulico polacco, un altro spettro si aggira per l’Europa: quello dei ‘turisti sociali’. Si tratta di cittadini europei non economicamente attivi che, avvalendosi del loro diritto alla libera circolazione e di soggiorno, si spostano in un altro Stato membro con il solo obiettivo di beneficiare dell’aiuto sociale da questo offerto. Alcuni Stati membri, soprattutto quelli dotati di sistemi di welfare più generosi, ritengono che tale fenomeno possa costituire un rischio per la sostenibilità finanziaria di sistemi di protezione sociale già duramente provati dalla crisi (sul punto vd. le considerazioni di Cecilia Sanna) e debba essere contrastato attraverso un irrigidimento delle norme UE in materia di libera circolazione dei cittadini europei. In realtà, i dati forniti da alcuni studi recenti (qui e qui) non sembrerebbero giustificare questo tipo di timori, mostrando come il fenomeno del cd. turismo sociale abbia, nei fatti, un impatto molto ridotto sulle finanze degli Stati ‘riceventi’. È sì vero che, per ammissione dei loro stessi autori, questi studi offrono spesso una fotografia parziale del fenomeno, prendendo in considerazione l’impatto sul sistema nazionale nel suo complesso e trascurando, ad esempio, che la situazione potrebbe essere diversa, e meno sostenibile, a livello locale. A questo si aggiunga che il turismo sociale è ormai divenuto, spesso in maniera impropria, un aspetto del più ampio dibattito/scontro sull’immigrazione e molte delle posizioni bellicose assunte da alcuni Stati costituiscono il disperato tentativo da parte dei governanti di fermare l’emorragia di voti verso partiti nazionalisti e xenofobi che fanno della retorica anti-immigrazione il loro segno distintivo. Continua a leggere

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Norme internazionali generali e principi costituzionali fondamentali, fra giudice costituzionale e giudice comune (ancora sulla sentenza 238/2014)

Pasquale De Sena è professore ordinario di diritto internazionale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

1. Il suggestivo (secondo) post di Lorenzo Gradoni è un’occasione troppo ghiotta perché io la lasci passare, senza approfittarne per aggiungere qualche considerazione ulteriore rispetto al mio primo intervento sulla sentenza 238 della Corte costituzionale. Lo ringrazio, dunque, soprattutto per questo, oltre che per il generoso riferimento personale che mi rivolge in chiusura. Cercherò, peraltro, di essere breve e di concentrami sui punti seguenti: a) la possibilità di pervenire ad  diversa soluzione in ordine al contrasto fra norme internazionali generali e principi fondamentali ordinamento costituzionale italiano; b) l’eventuale opportunità di una tale, diversa soluzione  sia sul piano metodologico, sia sul piano dei rapporti fra giudice costituzionale e giudice comune. Sul secondo punto, confesso che mi sembra doveroso tornare, anche perché le considerazioni svolte nel mio primo intervento sono appena accennate. In ogni caso, tengo a ribadire il mio apprezzamento per la decisione de qua, soprattutto per il fatto di essere entrata oggettivamente in contrasto con una linea di tendenza che, in tema di immunità degli Stati e crimini individuali, sembra oramai accomunare Corte internazionale di giustizia e Corte europea dei diritti dell’uomo.

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Sequestro conservativo dei conti correnti all’estero e recupero transfrontaliero dei crediti: prime riflessioni sul regolamento (UE) n. 655/2014

Eva de Gotzen è Dottore di ricerca in Diritto internazionale presso l’Università degli studi di Milano.

Tra i beni costituenti il patrimonio mobiliare del debitore, i depositi bancari appartengono a quella categoria che, per eccellenza, può essere facilmente sottratta al soddisfacimento delle pretese creditorie attraverso atti di disposizione non soggetti ad alcuna forma di pubblicità.

Il problema si complica ulteriormente quando tali beni si trovano all’estero. In base alle regole generali (cfr. art. 31 regolamento Bruxelles I e art. 35 regolamento Bruxelles I-bis), il creditore ha già la possibilità di ottenere provvedimenti cautelari nel Paese dell’esecuzione per prevenire il depauperamento del patrimonio dell’obbligato. Tuttavia, l’individuazione all’estero di eventuali conti correnti intestati al debitore inadempiente comporta notevoli difficoltà, mentre l’eterogeneità dei requisiti per ottenere misure cautelari nei vari Stati membri può, di fatto, ostacolare il recupero transfrontaliero dei crediti. Di qui la necessità di introdurre una nuova misura a livello europeo, atta a congelare pro tempore i beni del debitore depositati in conti bancari all’estero, al fine di neutralizzare – nei casi transfrontalieri – eventuali atti di disposizione dell’obbligato sul proprio patrimonio, che ne diminuiscano la consistenza in pregiudizio delle ragioni creditorie.

Con l’intento di soddisfare l’esigenza testé delineata, è stato recentemente adottato il Regolamento (UE) n. 655/2014, che istituisce una procedura per l’ordinanza europea di sequestro conservativo (“OESC”) su conti correnti bancari per facilitare il recupero transfrontaliero dei crediti in materia civile e commerciale.

Il Regolamento consente di ottenere – con un procedimento semplificato e uniforme, da attivare nelle more di un giudizio di condanna (ante causam o medio iudicio - art. 5), in via alternativa rispetto ai procedimenti interinali di diritto interno (art. 1.2) – una nuova forma di misura conservativa di natura reale, volta a impedire la dispersione dei beni del debitore, con propri presupposti, una propria procedura di emissione basata su regole processuali autonome e su formulari standard, oltre a forme attuative e d’impugnazione ad hoc. L’ordinanza cautelare europea così introdotta è soltanto prodromica all’esecuzione forzata, assicurando in via preventiva il concreto soddisfacimento del diritto di credito, mentre il recupero coatto del medesimo continua a essere disciplinato dalle leggi nazionali (art. 46 – per l’Italia, da individuarsi nelle norme che prevedono la conversione del sequestro in pignoramento). Continua a leggere

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