Le responsabilità dei Governi degli Stati membri nella difficile costruzione di un’autentica politica dell’Unione europea di immigrazione e di asilo

Chiara Favilli, Università degli Studi di Firenze

La reazione a situazioni di “emergenza” può essere qualificata come il filo rosso della politica migratoria italiana. Lo è stato nel 1989, quando con un decreto legge è stata approvata la c.d. legge Martelli, lo è stato negli anni ’90 con l’“emergenza Balcani” e poi ancora, dopo il 2001, con l’“emergenza terrorismo”, nel 2007 con la c.d. “emergenza nomadi” e nel 2011 con l’“emergenza Nord Africa”. Successivamente si sono ripetuti eventi, talora tragici, che hanno fatto gridare all’emergenza profughi, emergenza sbarchi, emergenza accoglienza. Diverse le emergenze ma identico l’approccio, tendente a reagire ai fenomeni piuttosto che a governarli ed a percepirli come eccezionali anche quando sono sistematici e strutturali. Continua a leggere

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I risultati del Consiglio europeo straordinario sull’emergenza umanitaria nel Mediterraneo: repressione del traffico di migranti o contrasto all’immigrazione irregolare?

Francesca De Vittor, Università Cattolica Milano

Nelle reazioni che hanno agitato il mondo politico immediatamente dopo i gravissimi naufragi della scorsa settimana uno degli argomenti centrali è quello della prevenzione del traffico di migranti e della sanzione nei confronti dei trafficanti. La sensazione che si ha leggendo la gran parte delle dichiarazioni rilasciate alla stampa è che i trafficanti siano la causa dell’ecatombe di migranti nel Mediterraneo. Continua a leggere

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Il “predominio assiologico della Costituzione sulla CEDU”: Corte costituzionale 49/2015 ovvero della “normalizzazione” dei rapporti tra diritto interno e la CEDU

 Paola Mori, Università Magna Graecia di Catanzaro

Con la sentenza n. 49 del 2015 la Corte costituzionale ha dichiarato inammissibili le questioni di legittimità costituzionale sollevate dalla Corte di cassazione e dal Tribunale di Teramo sulla questione della confisca adottata nei confronti di soggetti prosciolti dal reato di lottizzazione abusiva. L’art. 44, 2° co., del d.P.R. 380/2001 stabilisce che «la sentenza definitiva del giudice penale che accerta che vi è stata lottizzazione abusiva, dispone la confisca dei terreni, abusivamente lottizzati e delle opere abusivamente costruite». Secondo il «diritto vivente» risultante dall’interpretazione consolidata della Corte di cassazione la confisca ha natura di mera sanzione amministrativa e il giudice penale è tenuto a disporla anche quando debba dichiarare prescritto il reato di lottizzazione abusiva, purché il fatto costitutivo del reato sia stato in concreto accertato. Dal canto suo la Corte EDU, dopo avere qualificato nella sentenza Sud Fondi c. Italia del 20 gennaio 2009 la confisca come una sanzione penale e pertanto in quanto tale soggetta alle garanzie che la CEDU stabilisce in materia, nella successiva sentenza Varvara c. Italia del 29 ottobre 2013, ha ritenuto che l’applicazione della confisca mediante una sentenza che proscioglie i convenuti per prescrizione del reato violi l’art. 7 CEDU, anche alla luce della presunzione di innocenza di cui all’art. 6, par. 2 CEDU. In altri termini, secondo la Corte di Strasburgo se la confisca è una pena, la sua applicazione presupporrà necessariamente un accertamento di responsabilità a carico del suo autore e dunque una sua condanna. Continua a leggere

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L’insostenibile leggerezza del non-essere: la perdurante assenza del reato di tortura e i fatti del G8 sotto la (prevedibile) scure del giudice di Strasburgo. Prime riflessioni a margine del caso Cestaro c. Italia

Giulia Borgna, Università di Palermo e Max Planck Institut für ausländisches öffentliches Recht und Völkerrecht

Premessa

Le violenze perpetrate dalle forze di polizia nel corso dell’irruzione nella scuola Diaz-Pertini in occasione del summit del G8 di Genova «devono essere qualificate come tortura» ai sensi dell’art. 3 CEDU. Un danno (tutt’altro che metaforico), questo, cui si è aggiunta la beffa, ossia l’impunità dei colpevoli, giacché l’Italia non dispone di una legislazione penale adeguata per punire i casi di tortura. È quanto stabilito dalla Corte europea dei diritti dell’uomo che, con sentenza resa all’unanimità il 7 aprile 2015 nel caso Cestaro, ha (purtroppo, assai prevedibilmente) condannato l’Italia in relazione ai fatti della Diaz-Pertini per violazione del divieto di trattamenti inumani e degradanti di cui all’art. 3 CEDU, nel suo volet tanto sostanziale quanto procedurale. Peraltro, in ragione delle carenze strutturali della legislazione penale, la Corte ha indicato allo Stato italiano le misure generali da adottare per porre fine alle riscontrate violazioni della CEDU, ossia l’introduzione di strumenti giuridici idonei a sanzionare adeguatamente i responsabili degli atti di tortura. Continua a leggere

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Sui recenti sviluppi del caso Battisti: la dimensione interna e le (sue) ripercussioni sulla controversia fra Italia e Brasile

Loris Marotti, Università di Macerata

La sentenza del 26 febbraio 2015 adottata dalla ventesima Corte Federale riapre il c.d. «capitolo brasiliano» del caso Battisti. Per quanto si tratti di una pronuncia non definitiva avente ad oggetto questioni giuridiche di diritto interno e i cui riflessi sul piano internazionalistico – a differenza dei precedenti e ampiamente dibattuti interventi giurisprudenziali e dichiarazioni in materia – non appaiono così lampanti, alcune brevi osservazioni al riguardo sembrano opportune.

La pronuncia costituisce il primo (e presumibilmente non ultimo) esito di un procedimento avviato dal Procuratore della Repubblica Hélio Heringer il 13 ottobre 2011, a circa quattro mesi dall’emanazione della sentenza dell’8 giugno 2011 (sentenza Battisti II) con cui il Supremo Tribunal Federal (STF) aveva rigettato il ricorso del governo italiano avverso la decisione dell’allora Presidente Lula di non concedere l’estradizione di Battisti. Continua a leggere

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Adeus Cesare Battisti?

Lucas Carlos Lima, Università di Macerata

Con la decisione resa il 26 febbraio scorso, il giudice della 20a Corte federale brasiliana ha riaperto la delicata questione della permanenza di Cesare Battisti in Brasile. La sentenza ha annullato l’atto con il quale, nel 2011, le autorità brasiliane avevano concesso il diritto di soggiorno in Brasile a Cesare Battisti. Essa impone altresì di avviare la procedura di deportazione del cittadino italiano.

Come si ricorderà, non appena Cesare Battisti arrivò in Brasile nel 2004 lo Stato Italiano aveva chiesto la sua estradizione sulla base del Trattato di estradizione Brasile-Italia.  Tale richiesta diede vita ad un lungo iter giudiziario che arrivò sino al Supremo Tribunal Federal (STF), la corte costituzionale brasiliana.

Uno dei problemi affrontati dal STF riguardò la questione della natura dei reati commessi da Battisti in Italia, in particolare se questi potessero essere considerati come reati di natura politica. Tale questione era centrale ai fini della estradizione: la natura politica del reato avrebbe giustificato il diniego della estradizione in forza tanto della legge brasiliana, quanto del Trattato di estradizione. Continua a leggere

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How Strict is “Strict Conditionality”? The New Eurozone Agreement on Greece

Michael Ioannidis, Max Planck Institute for Comparative Public Law and International Law, Heidelberg

Few elections have as their core issue an international arrangement. The Greek election of 25 January 2015 was one of these exceptions. In 2010 and 2012, Greece agreed with its Eurozone partners and the IMF to accept two large bailout packages conditioned on the fulfilment of far-reaching, austerity-oriented reforms. It also agreed to submit to a monitoring mechanism comprised by officials from the European Commission, the IMF, and the ECB that would supervise its compliance with the conditions and regularly revise them. This monitoring and rule-making structure became known as the Troika.

The second of the bailout agreements, concluded in 2012, was due to expire on 28 February 2015. Unlike Portugal or Ireland, Greece had not established access to the bond market by the end of its Adjustment Programme. Ending international financing support at the end of February would have thus possibly prompted a Greek default. Continua a leggere

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Does Investor-State Dispute Settlement (ISDS) threaten States’ regulatory autonomy? Fact-checking a commonplace of the TTIP debate

Filippo Fontanelli, University of Edinburgh

«That’s right: a company was able to sue a country over a public health measure, through an international court [sic]. How the **** is that possible? (laughs from the audience)»(from Last Week Tonight with John Oliver, 14 February 2015. See the video here, the bit in question starts at 8:21)

When the coolest US late-night satirical talk-show bashes investor-State dispute settlement (ISDS), it might be late to indulge in doctrinal sophistication.To be clear: I would consider it a success if this SIDIBlog focus attracts as much interest as the German metal song Anti TTIP (check the views counter). The clip from John Oliver’s show has been watched 4 million times, and counting.

The appropriateness of an ISDS system in the framework of the Trans-Atlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) is contested. Pantaleo has summarised effectively the terms of the debate, and Nicola’s discussion of how increased transparency can backfire in the negotiation is an exemplary call to caution free of conspiracy undertones. I perform here a modest and narrower task: fact-checking and assessing some of the arguments invoked most often to criticise the ISDS, using a sample of oft-cited awards. Much of the debate is amateurish (or shamelessly partisan).  Continua a leggere

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Gli accordi di Minsk tra politica e diritto: prime considerazioni

Massimo Starita, Università di Palermo

1. Il 14 febbraio scorso, a mezzanotte, è entrato in vigore in Ucraina il cessate il fuoco previsto al primo punto di un accordo siglato a Minsk due giorni prima, recante il titolo «Pacchetto di misure per l’esecuzione degli accordi di Minsk del 5 e 19 settembre 2014» (reperibile qui in lingua ufficiale russa, qui in inglese e qui in francese). Il “cessate il fuoco” è la prima di una serie di misure contenute nel Pacchetto volte a risolvere il conflitto secessionista in corso nelle regioni orientali ucraine. Il Pacchetto, firmato dal governo ucraino, da rappresentanti dei gruppi ribelli dell’Est del Paese, dall’OSCE e dal governo russo per porre fine ai combattimenti nell’Est dell’Ucraina, costituisce un completamento di due precedenti accordi sottoscritti nella capitale bielorussa alcuni mesi fa: un Protocollo ed un Memorandum rispettivamente del 5 e del 19 settembre 2104. Al Pacchetto è collegata una dichiarazione congiunta dei Capi di Stato di Francia, Germania, Russia ed Ucraina, adottata lo stesso giorno.

Le violazioni del “cessate il fuoco” segnalate dalla Special Monitoring Mission dell’OSCE non fanno ben sperare sulla reale volontà delle parti, ed in particolare dei gruppi separatisti, di attenersi alle misure concordate. D’altra parte, già subito dopo la conclusione, il Pacchetto è stato definito fragile sulla stampa e in diversi blog. Un giudizio condivisibile per almeno quattro ragioni (par. 2 e 3). Tali ragioni non sono strettamente giuridiche, ma si legano a considerazioni che possono essere svolte su alcune questioni attinenti, invece, alla natura giuridica degli Accordi di Minsk ed agli effetti che essi sembrano idonei a produrre nel diritto internazionale (par. 4-6). Continua a leggere

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Full-fledged citizens vs. citizens on probation in France. On the Conseil constitutionnel judgment relating to deprivation of nationality

François-Xavier Millet is Professor of Public Law at the University of the French West Indies (CAGI-CRPLC Guadeloupe; IRDEIC Toulouse)

 
Are there several categories of French citizens, namely those who got citizenship by birth and those who acquired it later? In other words, are there first-class citizens, enjoying all the rights conferred by nationality, and second-class citizens, enjoying them to a more limited extent? The Conseil constitutionnel seems to have taken the latter view when it comes to deprivation of nationality, in particular on the grounds of terrorism. On 23 January 2015, twelve days only after the terrorist attacks on Charlie Hebdo, the Conseil held that the Civil Code provisions allowing forfeiture of nationality on grounds of terrorist activity were in keeping with the French Constitution, especially with the equality principle (decision n° 2014-439 QPC, Ahmed S.). Continua a leggere

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