Caso Marò: l’Italia chiede misure provvisorie ai giudici internazionali (per quel che se ne sa)

Irini Papanicolopulu, Università degli studi di Milano-Bicocca

Dopo anni di negoziati, la vicenda Marò (sulla quale si veda il post di Enrico Milano) ha preso una nuova svolta, con il recente ricorso dell’Italia ai giudici internazionali. Il 26 giugno, l’Italia ha dato inizio al procedimento per la nomina di un tribunale arbitrale, ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS). Poche settimane dopo, il 21 luglio, l’Italia ha chiesto al Tribunale internazionale per il diritto del mare (ITLOS) misure provvisorie ai sensi della UNCLOS. Come si legge nel comunicato stampa del Tribunale, l’Italia chiede le seguenti misure provvisorie:

(a) India shall refrain from taking or enforcing any judicial or administrative measures against Sergeant Massimiliano Latorre and Sergeant Salvatore Girone in connection with the Enrica Lexie Incident, and from exercising any other form of jurisdiction over the Enrica Lexie Incident; and

(b) India shall take all measures necessary to ensure that restrictions on the liberty, security and movement of the Marines be immediately lifted to enable Sergeant Girone to travel to and remain in Italy and Sergeant Latorre to remain in Italy throughout the duration of the proceedings before the Annex VII Tribunal.” Continua a leggere

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Lo statuto giuridico delle coppie omosessuali (di nuovo) dinanzi la Corte di Strasburgo: il caso Oliari e altri c. Italia

Matteo M. Winkler, HEC Paris

«Left in a limbo». Non esiste formula più appropriata per sintetizzare la sentenza del 21 luglio 2015 (disponibile in italiano sul sito Articolo29.it), resa all’unanimità dalla IV Sezione della Corte europea dei diritti umani nel procedimento Oliari e altri c. Italia (ricorsi nn. 18766/11 e 36030/11). «I ricorrenti», recita infatti l’opinione concorrente riallacciandosi a quella dei colleghi (§ 4), «sono stati abbandonati in un limbo, in uno stato di incertezza giuridica relativamente al riconoscimento legale della loro unione, di cui sarebbero titolari in virtù della Costituzione italiana». Il casus belli è costituito dall’assenza di una disciplina giuridica che assicuri riconoscimento e protezione alle relazioni stabili di convivenza tra persone dello stesso sesso. Si tratta di una ferita dei diritti individuali che dura da ormai da troppo tempo e che fa del nostro Paese l’unica democrazia occidentale non solo a non aver ancora tradotto in norme giuridiche le evidenti esigenze di vita quotidiana delle coppie same-sex, ma a non essere neppure stata in grado, almeno finora, di affrontare seriamente il problema, sul piano parlamentare, al pari di altri Stati. Continua a leggere

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For better, for worse: il diritto al matrimonio tra persone delle stesso sesso nel difficile equilibrio tra spinte countermajoritarian e radicamento nella tradizione

Graziella Romeo – Università L. Bocconi, Milano

 La pronuncia della Corte Suprema degli Stati Uniti nel caso Obergefell v. Hodges potrebbe rientrare a pieno titolo tra quei precedenti giurisprudenziali il cui il dispositivo risulta assai più rilevante, nel senso di significativo per l’evoluzione del diritto costituzionale americano, del reasoning. Se sul piano del diritto internazionale, la decisione dei Justices costituisce una prassi statale significativa (v. sul punto Chiara Vitucci) in sé e, al contempo, in quanto espressiva di una più generalizzata tendenza verso l’affermazione del matrimonio egualitario – almeno nei paesi della cosiddetta Western Legal Tradition (basti pensare alle recenti vicende irlandesi) –, sul piano del diritto costituzionale, la decisione descrive chiaramente la difficoltà di argomentare un hard case senza provocare effetti a cascata sulla coerenza complessiva dell’interpretazione costituzionale. Continua a leggere

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Il Consiglio di sicurezza approva l’accordo sul nucleare iraniano

Mirko Sossai, Università degli Studi Roma Tre

Il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), concluso lo scorso 14 luglio a Vienna tra l’Iran e i Paesi del 5+1 – o, per meglio dire, dell’E3/EU+3 (Cina, Russia, Stati Uniti, con Francia, Germania, Regno Unito, e l’Unione europea) – riguardo al programma nucleare di Teheran, rappresenta l’approdo finale di un’azione diplomatica intensa che, a partire dal novembre 2013, ha impegnato i negoziatori per 21 mesi. La complessa fase di attuazione si è aperta il 20 luglio con l’approvazione all’unanimità del Piano d’azione da parte del Consiglio di sicurezza, con l’adozione della ris. 2231 (2015). Immediatamente dopo, il Consiglio ‘Affari esteri e relazioni internazionali’ dell’UE ha pure operato il suo endorsement. Continua a leggere

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De l’arrêt OMT à la crise de la dette grecque : la BCE au secours de la zone euro

Francesco Martucci, Université Panthéon-Assas (Centre de droit européen)

Le 16 juin 2015, la Cour de justice a rendu l’arrêt dit OMT dans lequel elle considère compatibles avec le traité es achats par la Banque centrale européenne (BCE) de titres de dette souveraine sur le marché secondaire (voir Susanna Cafaro). L’arrêt s’avère fondamental puisque ces achats constituent un des instruments de la BCE pour gérer la crise des dettes souveraines. Il est rendu quinze jours avant que la Grèce fasse défaut à l’égard du défaut, ce qui a provoqué la plus grave crise qu’a connu la zone euro depuis ses origines. Cette crise a finalement été surmontée grâce à un accord conclu au terme d’âpres négociations le 13 juillet 2015. Tout au long de cette crise, le rôle de la BCE dans la zone euro s’avère déterminant. Continua a leggere

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La sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti sul matrimonio omosessuale e il diritto internazionale

Chiara Vitucci, Seconda Università di Napoli

Dallo scorso 26 giugno, giorno in cui è stata pubblicata l’attesissima sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti sul matrimonio omosessuale nel caso Obergefell v. Hodges, su giornali, periodici, blog non si fa che esaltare l’importanza di questa decisione, che mette un punto a più di vent’anni di dibattito sul tema.

Sarebbe agevole unirsi al coro (non privo di voci dissenzienti, come quella del governatore del Texas, che ha immediatamente emanato un memorandum in cui invita i vertici dell’apparato amministrativo a garantire il diritto all’obiezione di coscienza da parte dei pubblici ufficiali) e sottolineare i passi importanti della decisione. La prospettiva del diritto internazionale è però più limitata e non permette di valorizzare ogni singolo aspetto della sentenza. Ci limiteremo dunque, dopo averne fatto una rapida sintesi, ad analizzare i soli aspetti che ci sembrano di rilievo per il diritto internazionale. Continua a leggere

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Le dichiarazioni (ritrattate) del governo ungherese sulla sospensione unilaterale dell’applicazione del regolamento Dublino III e la nuova querelle franco-italiana: il problema delle frontiere europee

Stefano Montaldo, Università degli Studi di Torino

Dalle trincee ai comunicati stampa il passo, attraverso le vicissitudini del Novecento, non è stato certo breve. Eppure, a cent’anni dallo scoppio della prima guerra mondiale, le frontiere europee continuano ad attrarre controversie, per fortuna oggi confinate al circo delle sortite politiche, delle sintesi brucianti dei comunicati stampa e delle dichiarazioni lapidarie da intervista-lampo. Il 17 giugno scorso, il governo ungherese ha prospettato la costruzione di un’imponente recinzione lungo i 175 chilometri del confine con la Serbia, motivando l’iniziativa con l’esigenza di fronteggiare il crescente flusso di migranti irregolari provenienti dai Balcani e dall’area del Medio Oriente. A pochi giorni di distanza, il 23 giugno, un portavoce del medesimo esecutivo ha annunciato la decisione dell’Ungheria di sospendere unilateralmente l’applicazione delle norme del regolamento Dublino III, fulcro del sistema di gestione delle domande di protezione internazionale nell’UE. Richiesto dalla Commissione europea di giustificare tale sortita e di circostanziare le «ragioni tecniche» genericamente poste a fondamento di essa, il governo ungherese ha laconicamente “precisato” che «la zattera è piena» e che dunque l’amministrazione nazionale non è in grado di fronteggiare il crescente novero di richieste di protezione. Sebbene queste esternazioni siano state formalmente smentite l’indomani dal Ministro degli esteri Péter Szijjarto, l’eco che hanno generato ancora risuona nei corridoi della Commissione e dei palazzi governativi di alcuni Stati limitrofi. L’Austria, in particolare, si era affrettata a minacciare a sua volta l’adozione di drastiche contromisure, a cominciare dall’emulazione delle velleità ungheresi. Continua a leggere

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Armonizzare stanca? Forse, ma conviene

Davide Diverio, Università degli Studi di Milano

Lo scorso 16 giugno, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha sancito l’illegittimità, per incompatibilità con la direttiva relativa ai servizi nel mercato interno, dell’obbligo imposto dalla normativa italiana agli organismi di attestazione di disporre della loro sede legale nel territorio nazionale. La sentenza è in apparenza di agevole lettura e forse perfino scontata nelle conclusioni cui giunge. In effetti, a ricordare, anche solo superficialmente, qualche precedente in tema di libertà economiche di circolazione e disposizioni interne che impongono l’obbligo di stabilirsi nel Paese della prestazione oltre che il dettato, del tutto chiaro, dell’art. 14 della direttiva 2006/123/CE, il dispositivo della decisione in commento non può senz’altro sorprendere. A una lettura ancora affrettata può poi stupire la circostanza che la Corte si sia pronunciata a grande sezione per rispondere in via pregiudiziale a un quesito dalla soluzione tutto sommato piuttosto evidente. A un esame solo un poco più attento, la pronuncia offre, invece, rilevanti spunti di interesse che, toccando anche questioni di rilievo generale nell’ambito dell’ordinamento dell’Unione, si spingono ben oltre la mera risposta al dubbio sollevato in via pregiudiziale dal Consiglio di Stato.  Continua a leggere

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Caso OMT: la Corte giudica legittimo l’operato della BCE

Susanna Cafaro, Università del Salento

È giunto a sentenza il caso Gauweiler (C-62/14), il primo rinvio pregiudiziale inoltrato dalla Corte costituzionale federale tedesca alla Corte di Giustizia dell’Unione europea.

Per quanto la decisione della Corte confermi le aspettative di molti osservatori (noi inclusi), è sempre molto interessante seguire il filo del ragionamento seguito della Corte così come lo è cogliere nella motivazione della sentenza tutti gli interessi e le argomentazioni in gioco. Il procedimento infatti ha visto molti importanti protagonisti oltre ai numerosi attori del giudizio principale: tre istituzioni europee (Parlamento, Commissione e – naturalmente – BCE) e ben undici Stati membri. Continua a leggere

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I migranti, la solidarietà e l’Europa senza qualità

Giuseppe Morgese, Università degli Studi di Bari Aldo Moro

Uno dei più bei romanzi (incompiuti) della prima metà del Novecento è l’“Uomo senza qualità” dello scrittore austriaco Robert Musil. Ambientato in un ipotetico Stato che ricorda l’impero austro-ungarico, negli anni precedenti la Prima guerra mondiale, il romanzo narra le vicende di Ulrich Anders, studioso trentaduenne di materie scientifiche, che si definisce “senza qualità” non perché non ne possieda alcuna (ché, anzi, ne è ben dotato), ma per il fatto di non essere capace di metterle in pratica. Nonostante i suoi 32 anni, ampiamente adulto anche per i nostri tempi, infatti, il protagonista non riesce a tradurre in azioni concrete il proprio bagaglio culturale, alienandosi dal senso comune delle cose e rapportandosi in maniera superficiale con la realtà circostante.

Con riferimento alla questione dei migranti bisognosi di protezione internazionale, riteniamo che l’Unione europea si stia comportando come un novello Anders. Come già sottolineato nell’intervento di Favilli in questo Blog, i contrasti tra gli Stati sono infatti alla base dell’immobilismo dell’UE in occasione dei numerosi, ormai ciclici, naufragi dei barconi nel Mar Mediterraneo. È vero che, soprattutto dopo la tragedia di Lampedusa del 18 aprile 2015, la Commissione europea ha adottato alcune misure di solidarietà tra Stati per la gestione degli oneri derivanti dalle operazioni di ricerca e soccorso in mare e dalla prima accoglienza: costi che, com’è noto, gravano soprattutto su alcuni Paesi alle frontiere meridionali dell’Unione (Italia, Malta, Grecia). Tuttavia altrettanto vero è, per un verso, che i Paesi dell’Europa centrale e settentrionale sopportano la percentuale maggiore dell’immigrazione irregolare composta, com’è noto, dai c.d. overstayers (coloro che entrano in maniera regolare e poi si trattengono oltre il periodo di scadenza del loro titolo di ingresso o soggiorno), oltre a essere interessati dalla maggior parte delle domande di protezione internazionale (v. Cherubini, in questo Blog); per altro verso, che ben poco viene proposto in tema di solidarietà nei confronti dei migranti. Continua a leggere

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